Sostenibilmente in - 6 Ottobre 2026

Quindici minuti

Questo mese parliamo di lettura. Leggere richiede tempo e concentrazione, cioè proprio l'attenzione: una risorsa limitata, che le piattaforme digitali sono costruite per catturare e che, senza un prezzo che ne segnali la scarsità, rischiamo di consumare senza accorgercene.

Dal 6 settembre il governo di Singapore paga i cittadini perché leggano. La cifra è molto contenuta: chi registra su una piattaforma pubblica almeno quindici minuti di lettura al giorno guadagna 20 monete virtuali, ne servono mille per riscattare un dollaro di Singapore e, dato che si può registrare una sola sessione al giorno, occorrono cinquanta giorni di lettura per ottenere circa settanta centesimi di euro. L'iniziativa si chiama ReadSG, l'ha lanciata il National Library Board con una campagna pensata per durare cinque anni, e il suo scopo dichiarato è contrastare il doomscrolling, quell'abitudine di scorrere all'infinito i feed dei social senza quasi accorgersene.


A rendere la storia più curiosa contribuisce il fatto che Singapore parte da una posizione di forza, visto che nelle valutazioni PISA dell'OCSE i suoi quindicenni risultano tra i più preparati al mondo. Il governo interviene quindi prima che il problema diventi visibile nei numeri, con lo stesso spirito con cui in passato ha offerto buoni spesa a chi cammina di più.

Nessuno cambia le proprie abitudini per due centesimi al giorno, e se l'esperimento funzionerà sarà per altre ragioni: il contatore che cresce, la serie di giorni consecutivi che non vorremmo interrompere, la ricompensa minuscola ma immediata. Il nostro cervello risponde bene a questo tipo di stimoli, perché reagisce all'anticipazione di un premio, ed è su questo stesso meccanismo che si reggono le piattaforme da cui la campagna vorrebbe allontanarci. Singapore prova dunque a combattere lo scroll con le sue stesse armi.

Sei ore e mezzo libro

In Italia, secondo l'ISTAT, ha letto almeno un libro nell'ultimo anno il 57,1% della popolazione, contro il 60% del 2000 e più di 23 milioni di persone non ne hanno aperto nemmeno uno. Il quadro è però meno lineare di quanto si potrebbe pensare, perché l'Osservatorio dell'Associazione Italiana Editori rileva che nel 2025 sono aumentate le persone che si dichiarano lettrici, mentre sono diminuite la frequenza e il tempo dedicato ai libri: in tre anni la quota di lettori che apre un libro almeno una volta a settimana è scesa dal 72% al 61% e le ore settimanali passate sui libri a stampa sono scese da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti. Si legge cioè in più persone, ma con meno continuità.

Nel frattempo, in un giorno medio, gli italiani trascorrono online, tra lavoro e tempo libero, circa 2 ore e 40 minuti.

Uno studio pubblicato nel 2025 su iScience, che ha analizzato vent'anni di dati americani, ha rilevato che la quota di persone che leggono per piacere in un giorno qualsiasi cala di circa il 3% l'anno, fino ad arrivare nel 2023 ad appena il 16%. Gli autori parlano di una correlazione con l'uso dei media digitali, senza poterne dimostrare la causa, e tuttavia il quadro coincide con ciò che vediamo attorno a noi.

Una risorsa che si consuma

Anche l'attenzione, se ci pensiamo, è una risorsa: ogni giornata ne mette a disposizione una quantità fissa che nessuna tecnologia può aumentare, quella che dedichiamo a una cosa viene sottratta a tutte le altre, mentre un intero settore economico guadagna in proporzione al tempo che riusciamo a trascorrere su una piattaforma ed è costruito proprio per farcelo trascorrere il più a lungo possibile.

Gli studiosi parlano di economia dell'attenzione, e gli stessi autori dello studio su iScience ricorrono a questa idea per spiegare il calo della lettura, dato che le attività si contendono una quantità limitata di tempo e di capacità cognitiva.

Per capirlo meglio si può pensare a una fabbrica che inquina. Nel suo bilancio compaiono i ricavi, ma non il costo dell'aria che respiriamo, che ricade su chi vive intorno e che per questo gli economisti chiamano esternalità. Con l'attenzione succede qualcosa di simile: chi costruisce una piattaforma guadagna in base al tempo che vi passiamo, mentre il costo di quel tempo, cioè tutto ciò che avremmo potuto fare in alternativa, lo sosteniamo noi senza che nessun bilancio lo registri.

Come accade per l'acqua o per il suolo, all'attenzione manca un prezzo che ne segnali la scarsità, e le cose che non hanno un prezzo finiamo facilmente per trattarle come se fossero inesauribili. Visto da qui, l'esperimento di Singapore somiglia a un tentativo di attribuire un valore a qualcosa che ne era privo, cioè di rendere visibile un costo che di solito resta nascosto, e quanto possa funzionare, e per quanto tempo, è ancora tutto da vedere.

Le incognite non mancano. Diverse ricerche indicano che le ricompense economiche possono indebolire la motivazione a continuare una volta finito il premio, e ReadSG misura il tempo dedicato alla lettura senza dire nulla sulla comprensione o sul piacere che ne deriva, per cui nessuno sa ancora se il programma formerà dei lettori o soltanto degli utenti di una nuova app.

Se per tornare a un libro servono gli stessi trucchi che ce lo hanno fatto lasciare, cosa stiamo cercando di proteggere davvero, la lettura o la nostra attenzione?

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