Fashion Warriors: dal fast fashion allo slow fashion, una scelta di stile e sostenibilità

Ocupaciones
6/02/2024


placehold

Driiiiiiin, driiiiiiin, driiiiiiin

C: Pronto?

G: Saldi, saldi saaaaaaaldi!!!

C: Giulia, ti ho già detto che quest’anno nessun acquisto compulsivo! Stop alla smania di fare acquisti fini a sé stessi! Zero tentazioni, eravamo d’accordo, no?

G: Lo so, lo so. Ma ho un’idea a cui non saprai dirmi di no, vedrai.


È iniziata così la telefonata con la collega Giulia. Una telefonata che qualche giorno dopo ci ha portato su un treno in direzione Firenze, più precisamente alla Vintage Selection n. 41: il salone di riferimento per l’abbigliamento e gli accessori vintage.

Una tappa importante nel nostro percorso di crescita e consapevolezza nella scelta di una moda che punti allo ‘slow fashion’ in contrapposizione al ‘fast fashion’. Purtroppo, infatti, la filiera della moda impatta sull’ambiente e sulle persone in tanti modi!


Vuoi saperne alcuni? Beh, ad esempio, l’industria tessile usa grandi quantità d’acqua, sfrutta il suolo per le piantagioni di cotone oppure per allevare il bestiame per la pelle e, sempre più spesso, ricorre all’uso di microfibre che, durante il lavaggio dei capi, rilasciano le onnipresenti microplastiche (lo sapevate che le microplastiche sono ormai così diffuse che si stima che ogni settimana ne ingeriamo circa 5 grammi? L'equivalente in peso di una carta di credito – bleah!).


Pensa poi che questi impatti li abbiamo moltiplicati per almeno 52 volte. 52 volte? Già, proprio così. 52 sono le collezioni all’anno che la moda del fast fashion è in grado di produrre abbassando i prezzi, in netta contrapposizione alle storiche 4 collezioni annuali (due maschili e due femminili).

Dove andranno poi a finire tutti questi vestiti? In armadi pieni, stracolmi che i nostri nonni e bisnonni non avrebbero mai potuto immaginare (grazie nonna per i dopo scuola a rammendare i miei pantaloni preferiti!).

E quello che non sta nell’armadio? Discariche a cielo aperto in Cile, Africa o Asia. Un capo figlio di questa sovrapproduzione è destinato fin dalla nascita ad essere un rifiuto. Senza dimenticare che spesso, per abbassare i prezzi, a farne le spese sono i diritti e le condizioni di lavoro delle addette e degli addetti della filiera tessile. Il 24 aprile del 2013 a Dacca in Bangladesh ne è testimone.

Per fortuna qualcosa sta cambiando (Fashion Revolution) e stiamo imparando a porci le giuste domande:

  • Chi ha prodotto i miei vestiti?
  • La sua paga è equa?
  • Lavora in condizioni adeguate?


Stiamo imparando a tenere a mente che se una t-shirt costa troppo poco, qualcun altro ne sta pagando il prezzo.

“Il treno ad alta velocità Frecciarossa 9409 di Trenitalia diretto a Firenze Santa Maria Novella, delle ore 06:47 è in arrivo al binario 8. Attenzione. Allontanarsi dalla linea gialla”.

Siamo partite così, un misto tra delle fashion warriors e Madonna in Vogue, pronte, determinate, anche adrenaliniche, in direzione del nostro shopping moda secondhand/vintage, alla ricerca di qualche chicca di ottima fattura!


C: Dai Giulia, muoviti che lo perdiamo…ciuf ciuffff.


*Alcune delle informazioni presenti in questo articolo sono state arricchite grazie alla consultazione del libro "Parla sostenibile. Poche (tante) parole per diffondere il verbo green" scritto da Silvia Moroni.

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